ASIA/TURCHIA - Istituzioni e governi occidentali si dividono sul movimento di Fethullah Gülen

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Posted on: 11/02/18
Ankara – Il governo della Gran Bretagna “non ha alcun dubbio” che il fallito golpe messo in atto in Turchia il 15 luglio 2016 sia stato organizzato dalla rete che fa capo a Fethullah Gülen, il predicatore islamico esule negli USA dal 1999, che le autorità turche hanno sempre accusato di essere il regista del tentato colpo di Stato. Lo ha dichiarato, in un'intervista al giornale turco Sabah, Dominick Chilcott, ambasciatore del Regno Unito presso lo Stato turco. Secondo il diplomatico britannico, il tentativo di golpe “faceva parte di un piano globale”; e il movimento che fa capo a Gülen rappresenta “un gruppuscolo la cui pericolosità viene difficilmente compresa fuori dalla Turchia”.
Non è la prima volta che Chilcott esprime a nome del suo governo giudizi così netti in merito alle presunte responsabilità di Gülen e del suo movimento Hizmet riguardo al fallito golpe del 15 luglio 2016. Intanto, nei giorni scorsi, lo stesso Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu ha riferito ai media turchi di aver consegnato alle autorità giudiziarie statunitensi nuovi documenti per riproporre la richiesta di estradizione del predicatore islamico residente negli Stati Uniti. Il Ministro turco ha anche riferito che l'FBI ha aperto un'inchiesta su Gülen, e che una squadra composta da membri del governo USA e della stessa FBI si è recata di recente in Turchia per raccogliere materiale sul controverso leader di Hizmet.
Nel contempo, i media turchi filo-governativi riferiscono con toni critici la notizia della Conferenza internazionale organizzata a Ginevra il prossimo 2 novembre, per fare il punto sulle minacce ai diritti umani in Turchia. Alla Conferenza, secondo la stampa turca vicina al Presidente Recep Tayyip Erdogan, parteciperanno membri della Corte europea di Giustizia, parlamentari del Consiglio d'Europa e alti rappresentanti delle Nazioni Unite e anche familiari e attivisti della rete “gülenista” attualmente rinchiusi nelle carceri turche con l'accusa di coinvolgimento nel fallito golpe del 2016.
In passato, fin dall'agosto del 2016, le campagne scatenate sui media turchi contro il predicatore espatriato Gulen e il suo movimento Hizmet avevano tentato di coinvolgere anche la Santa Sede. Il giornalista Mine Kirikkanat, in un articolo ispirato al complottismo più creativo e pubblicato sul quotidiano Cumhuriyet di domenica 7 agosto 2016, prendendo a pretesto l'incontro tra Gülen e Giovanni Paolo II avvenuto in Vaticano nel febbraio 1998 , si era spinto al punto di insinuare che il predicatore islamico poteva essere il cardinale creato “in pectore” dallo stesso Pontefice polacco scomparso il 2 aprile 2005, e mai da lui reso noto.
In passato lo stesso Presidente turco Erdogan si era detto disposto a liberare il pastore evangelico statunitense Andrew Craig Brunson - detenuto in Turchia dal 2016 e accusato anche di complicità con la rete “gülenista” – se in cambio le autorità statunitensi avessero consegnato alla Turchia Fetullah Gülen. Brunson è stato effettivamente liberato lo scorso 12 ottobre ed è rientrato nello stesso giorno negli Stati Uniti. .

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