ASIA/BANGLADESH - Rohingya: vicinanza del Papa, ma il futuro è incerto

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Posted on: 12/02/17
Cox's Bazar – “Sembra molto difficile, se non impossibile un ritorno dei profughi Rohingya dal Bangladesh allo stato Rakhine, in Myanmar. Ci sono troppi interessi economici su quel territorio, sia con l’India che con la Cina. Sembra che l’economia e il danaro contino di più degli esseri umani”: lo dice all'Agenzia Fides Alberto Quattrucci, della Comunità di Sant'Egidio, che si trova in Bangladeesh per avviare interventi umanitari in favore dei Rohingya e che si è recato a Cox's Bazar, località di confine in cui sono ammassati oltre 600 mila profughi giunti dal Myanmar.
“La condizione attuale è davvero drammatica – rileva Quattrucci – e questo è senza dubbio il primo intervento urgente; c’è poi il problema del buio sul futuro. L’accoglienza in Bangladesh, pure positiva, sembra un fatto piuttosto temporaneo. Credo sarebbe importante sostenerla e rafforzarla”, pensando all’integrazione che “anche per la comunanza della lingua, è possibile”, nota.
“Ho poi l’impressione – prosegue – che la vicenda Rohingya possa costituire per il debole, frammentato e povero Bangladesh, una chance di sviluppo generale per il paese, a livello di strutture locali. Va considerata, infatti, la grande quantità di aiuti economici internazionali che, stanno arrivando dall'estero”.
Resta l'emergenza umanitaria: “Per il momento sembra e necessario concentrarsi sugli aiuti di prima necessità, ma parallelamente è importante guardare al futuro, in particolare per gli oltre 300.000 bambini che sopravvivono nei campi profughi dell'area di Cox's Bazar. Sarebbe importante pensare ad un progetto educativo per loro come Centri nutrizionali e Scuole della pace. Bisogna coinvolgere l’Unione Europea e l’UNICEF”.
La situazione dei Rohingya è stata citata dal presidente bangladese Abdul Hamid che, incontrando Papa Francesco, nel suo secondo giorno di visita nel paese, ha detto: “Il nostro governo ha dato rifugio a un milione di Rohingya che sono stati costretti a lasciare la loro antica patria nello Stato di Rakhine in Myanmar. Migliaia di loro, incluse donne e bambini, sono stati brutalmente uccisi e le donne violentate”, ricordando che l'appello del Papa “per soccorrerli e assicurare loro pieni diritti responsabilizza la comunità internazionale ad agire con prontezza”.
Francesco ha ringraziato il Bangladesh per “lo spirito di generosità e di solidarietà che caratterizza la società” e che “si è manifestato molto chiaramente nel suo slancio umanitario a favore dei rifugiati”, e ha aggiunto. “Nessuno di noi può mancare di essere consapevole dell’immenso costo di umane sofferenze e delle precarie condizioni di vita di così tanti nostri fratelli e sorelle, la maggioranza dei quali sono donne e bambini, ammassati nei campi profughi. È necessario che la comunità internazionale attui misure efficaci nei confronti di questa grave crisi, non solo lavorando per risolvere le questioni politiche che hanno condotto allo spostamento massivo di persone, ma anche offrendo immediata assistenza materiale al Bangladesh nel suo sforzo di rispondere fattivamente agli urgenti bisogni umani”.
Inoltre la Chiesa locale ha annunciato che questa sera, 1° dicembre, il Papa, nel cortile dell'Arcivescovado di Dacca, incontra 18 rifugiati Rohingya, membri di tre famiglia giunte da Cox's Bazar, dove numerose Ong stanno lavorando per l'assistenza umanitaria.

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