AFRICA/CENTRAFRICA - Instabilità e violenza diffusa: l’impegno della Chiesa per la solidarietà e la pace

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Posted on: 03/06/18
Bangui - Regnano instabilità e insicurezza nella Repubblica Centrafricana: continuano combattimenti tra gruppi ribelli anche nella capitale Bangui, fino a pochi giorni fa era un’isola di relativa tranquillità. Nei giorni scorsi, la polizia, coadiuvata dalle forze della Minusca si è scontrata con i gruppi di miliziani che controllano PK5, il quartiere della capitale dove vive la comunità musulmana. Ex combattenti divenuti banditi compiono vessazioni sui commercianti e gli abitanti locali, imponendo tangenti su qualsiasi attività. Da qui l’intervento delle forze dell’ordine e gli scontri che hanno fatto almeno tre morti e sette feriti.
“Gli scontri nella capitale - spiega all’Agenzia Fides il prete gesuita Barwendé Médard Sané, direttore del Centro cattolico universitario nella capitale - sono gravi, ma rappresentano un’eccezione. A Bangui la vita è relativamente normale. A preoccupare è soprattutto la situazione dei giovani che fanno fatica a completare gli studi e hanno difficoltà a trovare un lavoro. Molti di loro vivono per strada senza fare nulla tutto il giorno”.
La situazione più preoccupante è quella delle province periferiche. “Dal dissolvimento del movimento Seleka e da quello anti-Balaka - osserva padre Médard Sané - sono nate almeno 14 fazioni che si scontrano continuamente tra loro per il controllo del territorio e delle risorse minerarie e naturali . Ciò crea un clima di insicurezza generale che ha gravi conseguenze sulla popolazione civile”.
Il governo guidato dal presidente Faustin-Archange Touadéra, nato dopo le elezioni del 2015 nel clima di pacificazione emerso dopo la visita di Papa Francesco, opera per la riconciliazione nazionale, il disarmo dei gruppi armati e il ritorno allo stato di diritto. “In questi due anni - continua il gesuita - il governo ha lavorato alacremente per pacificare il paese. Ha incontrato molte difficoltà. Per fortuna la comunità internazionale lo sostiene: le Nazioni Unite hanno tuttora più di 13mila uomini sul terreno”.
Anche la Chiesa cattolica è molto attiva. Dal 2013, quando è scoppiata la guerra civile, diocesi, parrocchie, comunità di religiosi hanno accolto e aiutato migliaia di profughi. Hanno offerto loro un luogo sicuro, cibo, vestiti, assistenza medica e psicologica. I Gesuiti nel loro Centro universitario continuano a offrire assistenza agli studenti e, attraverso il Jesuit Refugee Service, aiutano oltre 400mila profughi, ragazze-madri e i bambini soldato. La Chiesa locale è molto impegnata anche nell’opera di riconciliazione, collaborando con le altre confessioni religiose. “La comunità cattolica sta facendo del suo meglio. Il Card. Dieudonne Nzapailinga, Arcivescovo di Bangui, l’imam musulmano Umar Kobine, e il Pasore protestante Nicolas Nguérekoyame hanno creato una piattaforma comune per sensibilizzare le comunità alla pace e alla convivenza. Crediamo che, anche grazie a questi sforzi, il paese possa ritrovare una sua stabilità”.

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